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Valle d’Itria a piedi: quali sono i sentieri più belli tra trulli, vigneti e ulivi secolari

📅 25 Agosto 2026✍️ di Giada Parente⏱️ 5 min di lettura

La prima volta che ho messo piede nella Valle d’Itria, il sole stava tramontando dietro i trulli di Alberobello e un pastore mi ha indicato un sentiero che non era su nessuna mappa. Era un mattino di settembre quando ho capito davvero cosa significasse camminare lentamente in un paesaggio che respira storia a ogni passo. Quell’esperienza mi ha insegnato che le destinazioni più autentiche non sono sempre quelle segnalate dai grandi tour operator, ma quelle che si scoprono muovendosi a piedi, lasciandosi guidare dalla curiosità e dal desiderio di connessione con il territorio.

La Valle d’Itria, situata tra le province di Bari, Brindisi e Taranto in Puglia, è uno di quei rari ecosistemi dove il turismo e la tradizione convivono ancora in equilibrio delicato. Non è uno spettacolo creato per il turista, ma un paesaggio vivo dove ancora oggi si raccolgono olive, si coltivano vigneti con metodi tramandati da generazioni e si abitano quelle casette dal tetto conico che sembrano uscite da una favola. Quando ho deciso di viverci per qualche mese, dedicandomi all’ospitalità diffusa, ho scoperto che la vera magia di questo posto non stava nei monumenti, ma negli spazi intermedi: i sentieri che collegano i borghi.

I sentieri tra i trulli: quando l’architettura incontra la natura

Iniziare da Alberobello è quasi obbligatorio, ma il consiglio che do ai viaggiatori è di uscire dal centro storico all’alba. Il percorso che collega Alberobello a Locorotondo è una passeggiata di circa otto chilometri che ho fatto almeno venti volte durante la mia permanenza qui. Non troverai segnali turistici invadenti, solo le tue gambe che si muovono su tracciati di terra rossa dove crescono oleandri selvatici e dove ogni tanto incrocerai contadini che ancora coltivano gli orti secondo i ritmi della agricoltura biologica.

Quello che rende speciale questa camminata è l’effetto sorpresa: pensi di aver lasciato i trulli alle spalle, e invece improvvisamente, da una curva del sentiero, riappare un gruppo di quelle costruzioni bianche e coniche, stavolta non affollate di turisti ma silenziose, come se dormissero sotto il sole. Ho imparato dai locali che questi edifici non sono semplici curiosità architettoniche: rappresentano una soluzione intelligente ai problemi di tassazione medievale, quando le abitazioni temporanee non dovevano pagare tributi. Camminare qui significa attraversare strati di storia pratica, non solo romantica.

Per chi preferisce una camminata più breve ma altrettanto affascinante, il sentiero che da Alberobello porta alle Grotte di Castellana è un’alternativa meravigliosa. Lungo il percorso, attraverserai uliveti centenari dove i tronchi ricurvi sembrano raccontare storie di resilienza. È in questi momenti che capisco veramente cosa significhi il turismo consapevole: non consumare una destinazione, ma diventare per un momento parte del suo respiro quotidiano.

Tra i vigneti e le cantine scavate nella pietra

Il territorio intorno a Martina Franca è il cuore viticolo della Valle d’Itria, e camminare qui significa muoversi tra filari di uva che producono il celebre Primitivo e il Negroamaro. Ho scoperto durante la mia esperienza che i migliori sentieri enogastronomici non sono quelli pubblicizzati dalle agenzie, ma quelli che creano i viticoltori stessi quando accompagnano clienti alle loro cantine.

Uno dei percorsi che mi ha più affascinato parte da Locorotondo e scende dolcemente verso le campagne di Martina Franca, passando accanto a cantine scavate letteralmente dentro la roccia calcarea. Queste strutture ipogee, eredità di secoli di pratica costruttiva locale, mantengono naturalmente la temperatura ideale per la conservazione del vino. Camminando lungo questi sentieri, soprattutto in primavera quando i mandorli sono in fiore, avrai l’impressione di muoverti dentro un dipinto impressionista. Le cantine sono ancora attive, e molte permettono di fermarsi per assaggiare: è il momento perfetto per sedersi sotto un albero di fico e comprendere davvero cosa significhi “slow tourism”.

Il sentiero di Locorotondo verso Cisternino è particolarmente suggestivo nel tardo pomeriggio. Quando arriviamo a Cisternino, con le sue stradine bianche e tortuose, il sole cala dietro le case in pietra e i profumi della cena iniziano a uscire dalle finestre aperte. È qui che capii per la prima volta il valore dell’ospitalità diffusa: ospitarsi in una casa locale non è solo un’alternativa economica all’hotel, è un viatico verso la comprensione vera di un luogo.

Gli ulivi centenari e i sentieri della memoria

Se esiste un elemento che definisce il paesaggio della Valle d’Itria più dei trulli stessi, sono gli ulivi. Alcuni di questi alberi hanno più di mille anni, e camminare tra loro crea una sensazione di continuità temporale che raramente ho provato altrove. Il percorso che collega Putignano ad Ostuni attraversando gli oliveti è lungo circa dodici chilometri ed è forse il più affascinante dal punto di vista ecologico e meditativo.

Durante questa camminata, il paesaggio cambia gradualmente. I trulli rimangono dietro, mentre i vigneti si rarefanno e inizia il regno degli ulivi monumentali. Il terreno diventa più salito verso est, offrendo viste panoramiche che si estendono fino al mare. Ho scoperto che molti di questi sentieri seguono tracciati antichissimi: viottoli che i contadini hanno percorso per secoli, levigati dal passaggio di generazioni di passi.

La transumanza pastorale ha plasmato i sentieri della Valle d’Itria forse più che qualsiasi altra forza. Gli antichi tratturi, i percorsi trasversali che attraversano la campagna, sono ancora riconoscibili e ancora funzionali. Quando cammini su questi tracciati, sentirai spesso ancora il suono di campanelli di pecore e capre, specialmente al tramonto quando i greggi tornano verso i loro ripari.

La Valle d’Itria merita di essere vissuta con calma, possibilmente durante le stagioni di spalla, quando il flusso turistico si riduce e il territorio ritrova il suo ritmo naturale. Gli stivali da trekking, una borraccia d’acqua e una mente aperta a scoperte inattese sono davvero tutto quello che serve per lasciarsi trasportare da questo paesaggio straordinario. Dopo i miei mesi qui, ho capito che le migliori vacanze non sono quelle dove vediamo il massimo numero di cose, ma quelle dove iniziamo a capire veramente il respiro di un luogo, camminando al suo interno come se fossimo parte della sua storia.

Giada Parente

Giada Parente ha vissuto l’esperienza di trasferirsi per breve tempo in piccoli centri delle Marche e dell’Umbria per dedicarsi all’ospitalità diffusa, imparando le tradizioni locali. Ora consiglia mete slow e ricette tipiche, unendo ospitalità e cultura gastronomica.